Pressione intraoculare

Corretto equilibrio intraoculare tra la produzione e il deflusso di umore acqueo

La Pressione intraoculare è caratterizzata dal corretto equilibrio intraoculare tra la produzione e il deflusso di umore acqueo, liquido traparente che ha la funzione di nutrire le strutture interne del bulbo oculare, liberandolo dagli elementi di scarto.

Un qualsiasi squilibrio causato da un aumento della produzione o deficit nel drenaggio di tale liquido, è causa di ipertensione oculare. Questa non è altro che il valore della forza che deve esercitare il tonometro per appianare la superficie corneale e, in condizioni fisiologiche, varia nell’arco delle 24ore, vigendo normalmente tra i 6 e i 21 mm Hg. Secondo gli ultimi studi, accade però, che in individui con spessore costituzionale della cornea maggiore o minore della medi, il valore normale medio è circa 550 micron ed è misurabile con la Pachimetria, il tonometro può sovrastimare o sottostimare il valore pressorio trovato. In pratica è come saggiare la differenza tra una gomma di una bicicletta, spessore ridotto, e quella di un trattore, spessore aumentato, in cui la seconda sarà sempre più dura della prima, non per un aumento della pressione interna, ma solo della sua resistenza, sovrastimando così il valore pressorio a causa del suo aumentato spessore.

Esempio pratico:

Un individuo che in visita presenta una pressione intraoculare pari a 18 mm Hg, può costituzionalmente avere uno spessore corneale intorno ai 400 micron, per cui quel valore sarebbe da considerare molto superiore ai 21 mm Hg, e quindi più a rischio glaucoma; viceversa in un individuo con 24 mm Hg e uno spessore corneale superiore ai 600 micron, i valori pressori reali sarebbero da considerare nella norma. Inoltre, sempre quel 18 mm Hg, potrebbe raggiungere valori molto più alti in diversi orari della giornata, importanza della Curva Tonometrica. La pressione intraoculare va perciò attentamente analizzata e personalizzata da individuo a individuo, “target pressure”, considerando inoltre i fattori rischio, la pachimetria e lo studio morfologico della testa del nervo ottico con l’ausilio e il confronto di esami morfologico-funzionali ripetuti nel tempo (CAMPO VISIVO, OCT, HRT, ecc.).